La storia di una vita, intervista a Olga Bardi

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La storia di una vita, intervista a Olga Bardi

Lo scorso mese di dicembre la nostra ospite Olga Bardi è stata intervistata da un ricercatore dell’Ente Parco delle Foreste Casentinesi, l’istituzione che ha il compito di salvaguardare l’ambiente e la storia dell’Appennino Tosco-Romagnolo.

Tutta la piacevole chiacchierata ha avuto come sfondo la vita e gli antichi mestieri delle persone che hanno vissuto in quelle zone negli anni difficili della seconda Guerra Mondiale e in quelli immediatamente successivi della ricostruzione.

Negli anni ‘40 e ‘50, Olga ha svolto in quei territori la professione di maestra elementare e ha raccontato, con sorprendente dovizia di particolari, i metodi di insegnamento dell’epoca e chi erano quegli studenti che la mattina entravano in classe e il pomeriggio lavoravano nei campi.

Uno spaccato della scuola di quei tempi che, inevitabilmente, si intreccia con la dura vita di tutti i giorni. È stato proprio in questo affascinante racconto che è venuta fuori la storia avventurosa della vita di Olga.

Una ragazza del ’21

Nata nel 1921 a Poggio alla Lastra (Comune di Bagno di Romagna – FC), Olga condivideva quel poco che si poteva racimolare con la sua famiglia molto numerosa. Fu questa la principale ragione del suo “distacco” da queste terre. Infatti, in tenera età emigrò in Istria (a quei tempi ancora appartenente all’Italia) al seguito di una zia suora, sorella del babbo.

Gli studi, compiuti a Zara in un grande collegio sul mare, le hanno poi consentito di diplomarsi come maestra nel 1942. Iniziò ad insegnare in Istria, ma dopo solo un anno dovette scegliere fra la cittadinanza italiana e quella slava. Sentendosi italiana, come tanti altri profughi, ritornò fra le sue montagne nell’Appennino.

Un distacco doloroso, perché essendo praticamente cresciuta in Istria considerava quelle terre una sorta di patria adottiva. A questo punto i fatti personali si mescolano inevitabilmente con la grande Storia, quella della straziante vergogna delle foibe.

Il ritorno a Poggio alla Lastra non è stato facile. Pur essendo nata lì, dopo tanti anni “all’estero” Olga si sentiva quasi un’estranea: non parlava le stessa lingua e anche la reintegrazione in famiglia non fu semplice.

Con questo turbolento stato d’animo, riprende la sua professione di maestra con una dedizione al suo lavoro davvero esemplare, tanto che i suoi vecchi alunni non mancano mai di farle visita per tributarle tutta la loro stima.

Tuttavia, nel fondo del cuore continuava a bruciare il dolore di non sentirsi del tutto “a casa”. Così, ancora una volta con grande coraggio e determinazione, all’inizio degli anni ‘60 chiese il trasferimento a Rimini. Dopo quindici anni di insegnamento in una scuola di Torre Pedrera, raggiunse il meritato pensionamento nel 1978.

La storia di una vita

Una memoria lunga tutta la vita. È questo il senso di un pomeriggio trascorso a raccontare le emozioni di una bambina degli anni venti che da sola parte per un posto lontano, abbandonando gli affetti della propria famiglia. Poi gli anni terribili della guerra, gli episodi che non si possono dimenticare, la barbarie subita da migliaia e migliaia di persone.

Oggi restano le parole e gli occhi lucidi di Olga che hanno visto ciò che nessuno dovrebbe mai vedere.

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