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Il futuro dell’assistenza è 2.0

Il futuro dell’assistenza è 2.0

La CRA Oasi Serena di Viserbella di Rimini, in collaborazione con Cooperativa Sole e IBM, ha implementato presso la propria struttura degli alert tecnologici per elevare gli standard di assistenza e garantire una maggiore tempestività nel caso di eventi imprevisti.

Il progetto, denominato Casa Sole, prende le mosse dalla consapevolezza che telesalute, telemonitoraggio e teleassistenza sono le modalità che sempre più andranno a integrare le attività di relazione e gestione della persona anziana assistita in comunità. Lo scopo primario di queste tecnologie è quello di aumentare l’efficacia, l’efficienza e l’accuratezza del servizio in un contesto sempre più sicuro e affidabile. Di pari passo, fanno aumentare anche il livello di autonomia dell’ospite, ancorché fragile.

La sperimentazione del telemonitoraggio fa ampio uso di intelligenza artificiale (AI) e internet delle cose (IoT) in uno sfondo in cui la migliore assistenza possibile rispetta in ogni sua azione la dignità della persona. È questa l’idea di tech etica, ovvero informazioni e feedback che si integrano con le interazioni faccia-a-faccia.

Come funziona?

In dettaglio, i rilevatori di movimento nei corridoi della struttura, i sensori per il monitoraggio della diuresi, le tecnologie applicate ai letti, i dispositivi per misurare i livelli di anidride carbonica e di monossido di carbonio nelle stanze, inviano h24x7 i dati a una centrale basata su tecnologia IBM Watson che li analizza e avvisa il personale infermieristico quando i parametri si discostano dalla norma.

Per altro verso, i sistemi di intelligenza artificiale contribuiscono a definire il cosiddetto indice di fragilità. Attraverso l’analisi storica dei dati è possibile ricavare la correlazione fra insolite abitudini riferite al sonno notturno e l’utilizzo del bagno. Si definisce così il segnale di una maggiore attenzione da parte dello staff per prevenire cadute accidentali potenzialmente pericolose.

La centralità delle relazioni umane

Indubbiamente, la tecnologia concorre ad accrescere gli standard dell’assistenza, ma al centro ci sono sempre le relazione umane. Come dire, un sensore può salvare una vita, ma una carezza la rende degna di essere vissuta. Tutto questo per Oasi Serena significa che più high tech deve necessariamente corrispondere a più high touch, ovvero alla centralità del tocco umano.

Dopo un iniziale periodo di rodaggio, non esente da elementi di criticità, abbiamo potuto constatare come il “concetto di tecnologia” non si pone come sostituto del lavoro umano, ma si definisce in
quanto formidabile ausilio che mette gli operatori nella condizione migliore per poter svolgere le loro funzioni.

La rete dei sensori

L’implementazione tecnologica ha interessato i 5 piani della struttura, la reception, il giardino esterno, la caffetteria, la sala ricreativa, 6 camere per residenti e una struttura indipendente. Nella fase iniziale del progetto, l’attenzione è stata focalizzata alla raccolta di dati coerenti circa il comportamento e, in relazione alla densità dei sensori, anche all’individuazione di un modello di business sostenibile.

Dopo circa un anno di rilevazioni, sono state raccolte 2,5 milioni di “letture” dai sensori e 3.000 notifiche di superamento dei livelli di soglia impostati. Tutto ciò ha fatto comprendere in maniera più precisa e puntuale le abitudini dei caregiver rispetto alla “mobilità” degli ospiti (sia diurna che notturna). In particolare, le routine di sorveglianza notturna degli assistenti sono rilevate tramite sensori di movimento, consentendo così di creare una mappatura comportamentale che può essere confrontata con anomalie in una notte “normale”.

Sensore gioiello indossato da una ospite
Il sensore gioiello

Quando poi si uniscono i dati provenienti dai sensori applicati al letto, si creano tutte le condizioni per elaborare un modello comportamentale predittivo. Per ottenere rilevazioni ancora più dettagliate, alcuni sensori devono essere indossati (wearables). I fattori di adozione sono cruciali quando si tratta dell’invecchiamento della popolazione. Alcuni ospiti, nonostante abbiano acconsentito a essere “monitorati” per il nostro scopo di ricerca, non volevano indossare i sensori di “posizione” semplicemente perché erano “brutti”. Lavorando con ospiti e caregiver abbiamo quindi trasformato il sensore in un gioiello e da quel momento è sempre stato indossato.

Alla luce dei riscontri che abbiamo ottenuto, possiamo affermare che sono di gran lunga migliorati i tempi di intervento e risoluzione delle problematiche nel caso di ospiti che spesso involontariamente tendono ad allontanarsi dal perimetro della struttura, il monitoraggio notturno e la sensoristica applicata ai letti ha consentito di utilizzare le contenzioni solo laddove sono strettamente necessarie, è accresciuto il rapporto di fiducia con i familiari, sono aumentati i livelli motivazionali degli operatori con riflessi non marginali sull’incremento della produttività, si è incrementata l’efficienza operativa grazie agli interventi mirati e alla diminuzione dei tempi di spostamento da un piano all’altro e, non ultimo, c’è stata un’evoluzione positiva del clima aziendale.

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